Textus Originalis
A lui pertanto ho pensato di presentare in dono questo mio libro, che è trapunto co' suoi lodevoli ricordi; predica l'eccelso suo stato e la vasta sua rinomanza; rinforza la durata del suo nome nella posterità; eterna le orme sue nell'arringo degli uomini illustri. O quante volte i libri mossero ad un pari l'assente e il presente; e gli scritti fecer vivere eterno chi era morto e sepolto! (1). Con questa opera ho voluto mostrar al [mio protettore] un giardino delizioso alla vista; svariato d'alberi; maturo di frutti; pieno di viti con grappoli che hai a stesa della mano; [rinfrescato d'] acque che scorrono placidamente e d'un venticello il cui soffio [ti accarezza] più soave che il pelo del zibetto e olezza più acuto che il muschio del Tibet (2). O maraviglioso giardino! Al quale [quante volte andar voglia il mio riverito Safī 'ad dīn] non avrà a muover piè, né a premere [il suolo con] unghia [di giumento], né zampa [di camelo]. No: s'egli [apra la] bocca per chiamare [e far aprir la porta], il giardino risponderà « a' tuoi comandi »; s'ei muova e voglia [seco il giardino], questo lo seguirà. Ch'ei se l'appressi e gli svelerà maraviglie di maraviglie e [gli offrirà belli e pronti] a cogliere i più squisiti [frutti] dell'intelligenza. [Finalmente] s'ei lo chiuderà al volgo (3),
Note a pie di pagina
1 (1) Letteralmente: « eternato chi periva ». (2) Tenuto dagli Arabi il migliore muschio che lor offriva il commercio. (3) Diversamente da quel che già proposi nel testo, pag. 694, nota 3, leggo 'agbāb plurale di gubb « terra bassa, spiaggia inondata dal mare »; e prendo quel vocabolo in senso figurato. L'autore non sapea come fare per trovar qui la sesta delle otto consonanze tra le quali egli s'era avventurato.