Textus Originalis
suo successore] Yahyà; ond'egli si carteggiò (1) con Ruggiero, principe di Sicilia, e gli fé' sapere che volentieri sarebbe andato appo di lui, in un legno ch'ei gli manderebbe col pretesto d'una ambasciata [appo il principe zirita. Così fu fatto] e un venerdì, mentre tutta la gente era adunata alla preghiera pubblica, questo cristiano coi suoi congiunti, travestiti da marinai, uscirono dalla città; montarono su quella [nave siciliana] e mandarono ad effetto il loro disegno; sì che i Musulmani non se n'accorsero se non quando la nave avea fatto vela. Arrivati in Sicilia, ^Abd 'Allah (2) 'an Nasrānī (il cristiano), preposto alla pubblica amministrazione (3) di quell'isola, li impiegò nella riscossione del pubblico danaro; il quale ufizio esercitarono fedelmente e così acquistarono riputazione. Essendo poi occorso che Ruggiero dovesse mandar un ambasciatore in Egitto, ^Abd 'ar Rahmān gli propose questo Giorgio; il re diegli la commissione, ed egli la eseguì benissimo e riportò tesori da re: onde entrò in grazia di Ruggiero. Venuto a morte Yahyà 'ibn Tamīm, l'anno cinquecento nove (27 magg. 1115 - 15 magg. 1116), e succedutogli il figliuolo 'Abū 'al Hasan ^Alī, nacque nimistà tra questi e Ruggiero, per cagion della nave costruita in Gabes da Rāfi^
Note a pie di pagina
1 (1) Manca il verbo nel testo. Lo supplisco secondo la conghiettura del Fleischer.
2 (2) Sembra sbaglio dell'autore o del copista. Parmi che il personaggio sia lo stesso di quello chiamato pochi righi appresso ^Abd 'ar Rahmān. Cf. St. de' Mus., III, 362, nota 3.
3 (3) Sāhib 'al 'Asgāl. Su la natura di quest'ufizio in Affrica, v. 'Ibn ^aldūn, Prolégomènes, versione del baron De Slane, parte II, pag. 23.