Textus Originalis
a terra d'in su le navi quanti cavalli avanzavan loro dal naufragio, ch'erano cinquecento; e figuravansi [gli sciocchi] che appena inforcati gli arcioni (1) sarebbero arrivati a salvamento e avrebbero messi in volta gli eserciti musulmani, cogliendo qualche occasione che loro desse avvantaggio sopra di quelli. Ma il Sommo Iddio fece mentire tai vani supposti e fallir le loro speranze; fé' girar la ruota contro e non a favor loro; confuse le loro menti col terrore stesso con che aiutò i Musulmani; frustrò i Politeisti con lo spavento che lor fece voltare le spalle e creder che a sbaragliarsi fosse guadagno ed a fuggire fosse vittoria: onde lasciarono gran copia di cavalli e d'armi da dividere [tra' Musulmani] come preda e legittimo stipendio (2). Mentre l'armata stava all'ancora in quell'isola, egli era avvenuto che certo tiranno e capo masnadiere di Arabi, spinto dalla sua corrotta coscenza religiosa e debolissima fede, fellonescamente diè in mano al nemico un castello che sorge sul passo (dell'isoletta di 'Al 'Ahāsī); validissima fortezza, nella quale fu messa [a presidio] una schiera di cento (3) mille barbari, e gli Arabi si slanciarono sovr'essi da tutti i sentieri. Noi trascegliemmo nella nostra cavalleria uno
Note a pie di pagina
1 (1) Con questo nostro modo di dire, posso evitare una traduzione letterale che suonerebbe male a' nostri orecchi.
2 (2) Così rendo il vocabolo fay', del quale si è detto di sopra.
3 (3) Evidentemente il copista saltò un lungo squarcio, da « cento », che era il numero de' Siciliani messi a presidio di Dimās, a trenta seguito da mille, ch'era il vero o supposto numero dell'oste come abbiam testé letto a pag. 71. Si confronti Ibn 'al 'Atīr, Bibl., Cap. XXXV, pag. 456 segg. del nostro I° vol., e il Bayān, Capitolo XLIV, a pag. 35, 36 del presente volume.