Textus Originalis
— IX —
dal contributo comune la storia della civiltà di tutti s'avvantaggi, e al tempo stesso quella dei singoli popoli. A questo fine oggi tutto si tenta e si adopra, si turba sinanco la pace de' morti, dalle cui ceneri sperasi ritrarre elemento a nuova e diversa vita; si mettono all'aperto i ruderi, si scuoprono antica glie, marmi, medaglie e monete, si rifrustano gli archivî, si rimugi nano le carte d'ogni natura. Storie, cronache, leggi, consuetudini, carte pubbliche e private vengon tutte messe fuori con attività sempre cre scente e quasi febbrile. E più di ogni altro si raccolgono, si studiano, si danno alla luce i diplomi, che la vita, or pubblica, or privata, de' nostri padri, meglio di qualunque altro documento dipingono, e ri traggono al vero. Pure, in mezzo a tanto lavorio, un vuoto s'è sentito da tutti, e in ogni tempo lamentato; un elemento essenziale è mancato alla pro gredita conoscenza delle carte nostre tutte e de' diplomi in ispecie, quella, cioè, delle membrane scritte in greco ed in arabo. La Sicilia in quel tempo per ragion di commercio o di guerra, fre quentata ne' suoi porti, quasi città franche, da genti d'ogni paese e di ogni lingua, Pisani, Veneziani, Genovesi, Schiavoni, Provenzali ecc. molti dei quali vi aveano stanza e quartiere, annoverava a preferenza fra i suoi abitanti, oltre agl'indigeni ed agli Ebrei, Greci e Saraceni: i quali, in gran numero dal primo Normanno stremati ed alla morte dell'ultimo Svevo quasi totalmente scomparsi, in proporzione sempre decrescente vi duraron pel corso delle due dinastie; abitando i primi più le coste e l'oriente dell'Isola, ed i secondi l'interno e l'occidente. Parlavan essi, quantunque naturalizzati, la lingua propria, ed in quella scriveano; gli atti da' proprî notai venivan nelle diverse loro lingue redatti; e le au torità istesse negli affari che quelli concerneano, bene spesso ne usa van l'idioma, tal fiata solo, tal'altra insieme al latino. E nel principio della conquista, gli atti pubblici e privati scritti in greco ed in arabo, dovean essere in gran numero; avvegnachè queste lingue eran allora molto diffuse, e le sole forse che si scrivessero in tutti i paesi dell'Isola. Rivissuto poscia il latino, ed innalzato al grado di lingua ufficiale e lette rata pe' naturali, quegli idiomi restarono tuttavia alle transazioni private di Greci e Saraceni; e ne' contratti che gli uni e gli altri co' naturali si ebbero, furon essi pure, unitamente al latino, adoprati. La cultura era tutta greca, come anche la Chiesa, cui erano assoggettati villaggi e paesi non pochi; ed i Normanni duraron tempo e fatica, finchè non