Textus Originalis

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minatori, debbono ritenersi le antiche opere de' Greci, de' Latini, de gli Arabi ecc. che le gesta de' loro connazionali in Sicilia ci han tra mandato. E tra i moderni non v'ha pochi scrittori, anch'essi stranieri, che della Sicilia si sono occupati bensì, ma sol perchè la sua storia fa parte di quella delle genti, che ebbero qui lor signoria, e di cui essi han preso a trattare. Nè pochi archeologi venuti di fuori, si son visti e si vedon tutt'oggi percorrer quest'Isola, a frugare e scavare antica glie, avanzi di ogni genere di quelle età passate, per metterle insieme negli inventarî delle eredità lasciate da quei popoli. Ma un periodo è stato sempre, ed a preferenza studiato dagli sto rici nostri. Esso è quello di cui si è detto, il normanno-svevo, quello a cui ha fissato in ogni tempo lo sguardo il Siciliano, come ad un punto bianco nel nero orizzonte. Lo straniero, mosso da rispetto, lo ha lasciato a noi non tocco, perchè proprietà nostra; e le fonti donde la sua storia vien tratta sono in buona parte nostre, e soltanto da noi studiate. I nomi di Fazello, Antonino Amico, Mongitore, Testa, Gregorio, Di Blasi, Palmeri, ecc. come di coloro che a quest'opera si sono applicati, suonano sempre cari per noi. Taluni di essi trattarono, invero, la storia generale dell'isola, insieme a quella particolare relativa a que sto periodo; ma qui arrivati li vediam fermarsi con compiacenza, mo strando quasi di voler di questa seconda soltanto discorrere, e della prima servirsi non ad altro, che ad ornamento e complemento del qua dro; ad imitazione degli antichi cronisti, che i loro diarî facean tutti le gare colla narrazione della creazione del mondo. Le più belle pagine di loro istorie son quelle, che contemplano la detta epoca normanno-sveva, ed a giusta ragione; avvegnachè essa sia la più gloriosa, anzi la sola, che in tanti secoli si abbia mai avuto Sici lia. Tempi essi furono di conquiste all'esterno, e di buoni ordinamenti all'interno; tempi in cui il nome di quest'Isola venia rispettato dovun que, ed il suono delle sue trombe echeggiava per tutte le coste circo stanti al mare, che potea allora, a buon dritto, lago siciliano appellarsi. Risalgono a quel tempo le leggi ed il dritto pubblico e privato, durati sino a' primordî del secolo presente; le Costituzioni Sveve e Normanne sono quelle stesse che per tanti secoli ressero quest'Isola, ed il dritto romano che insieme a quelle ed alle consuetudini formò più tardi il no stro codice civile e penale, fu giusto in quel tempo che incominciava a rivivere. Per la prima volta allora sollevavasi la lingua del sì, assiden dosi nobile e splendida alle corti Normanne e Sveve, cui accorreasi da