Textus Originalis

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che scarso diploma, che lascia poco a desiderare. È troppo nota nella repubblica letteraria la storia dell'impostore maltese, abate Vella, per chè io qui mi faccia a ripeterla. Egli annunziava di avere trovato tesori diplomatici concernenti l'epoca saracenica, i quali non eran però, che parti dell'astuta e malvagia sua mente; e con questa pretesa scoverta arrivava ad ingannar tanti dotti arabisti ed uomini insigni, con ardire e fortuna che riempion tuttora di stupore chi si fa a riflettervi sopra. L'immaginario tesoro però valse, come quello della favola, a produrne uno reale, per opera di coloro che furono spinti a coltivare quel campo. L'illustre storico e pubblicista Gregorio, che tanto si era affaticato perchè l'impostura venisse scoperta, da sè solo si mise a stu diare la lingua, e poscia a pubblicar talune opere, fra le quali qual che diploma, ch'egli avea potuto riunir alla meglio. E quello splen dido mecenate degli studî, che fu l' Airoldi, dall' amara disillusione anzichè sconforto, tolse eccitamento nuovo a perseverar nell' im presa, spiegando tutta la sua autorevole influenza a far sì, che studî serî e veraci venissero a metter luce fra le tenebre, da cui eran av volte le memorie de' Saraceni, e promuovendo nel Palermitano Ate neo, l'istituzione della cattedra d'arabo che questo sol fine si propo nesse. Questa cattedra, occupata prima dal Morso, poi interinalmente dal Mortillaro, ed in ultimo dal Caruso produsse qualche frutto. Im perocchè talune carte furon messe all'aperto, altre riunite e meglio cu rate, e tutte quante sempre più apprezzate dal pubblico, che non sod disfatto ancora di quel che sa, è avido di saper qualche cosa di più sulle medesime. Ma non è a tacersi pertanto, che a questi studî eran preceduti quelli più modesti ed oscuri del Tardia, che abbiamo qui sopra veduto tanto affaticarsi nella trascrizione de' diplomi greci. Costui, alquanto erudito anche nelle lettere arabiche, pubblicava illustrata la parte del l'Edrisi, riguardante la Sicilia, tradotta in italiano dal maltese Macri, copiava iscrizioni arabiche, suggelli ecc. e trascriveva ancora taluni diplomi arabici della Chiesa di Palermo. Nè i suoi lavori, rimasti mss. in questa Biblioteca Comunale, sono a ritenersi da sezzo. Che anzi debbon valutarsi non inferiori a quei, pubblicati più tardi dal Gre gorio e dal Morso, i quali degli studî suoi non poco si avvantaggiarono. Se non che, quand' egli da' diplomi, che per la loro bella e grande scrittura in caratteri, che potrebbero dirsi tholuthi, volle passare agli atti notarili, non poco incespicava. Sia che pubblicati, o rimasti mss.,