Textus Originalis
DELL'EPOCA NORMANNA IN SICILIA
sia i confini delle terre concedute, sono estratti dalla Cancelleria, ma propriamente dalla sezione Doana de secretis. Tutto sommato abbiamo però parecchi privilegi interi, compresi quello di s. Maria di Maccla e l' altro di Adelina nutrice del figliuolo di re Ruggiero, ch' io ho pubblicato per il primo, giacchè il Behring li registrò su semplici notizie date dallo Spata e dal Mortillaro. Dalle ricerche posteriori mi auguro ne vengano fuori molti altri; ma è certo che per ora sono essi più che sufficienti per stabilire le norme cancelleresche di quel periodo. Divido queste conferme generali in due categorie: quelle scritte in greco e quelle in latino. I greci sono i nn. del Behring: 75, 78, 82, 89, 90, 91, 92, 93, 96, più quello dell'Ottobre 1144 edito dal Minieri-Riccio; i latini i nn. 74, 80, 81, 87, 94, 97, 98. Per l' una e per l'altra categoria bisogna distinguere le norme che sono proprie del protocollo, sia per la redazione in greco, sia per la redazione in latino; e le norme generali, che si attengono alla compilazione giuridica del testo; norme che direi d' indole amministrativa, perchè riguardano le conferme dei privilegi che venivano presentati alla Cancelleria Regia per la revisione. Le formule protocollari pei diplomi greci sono: il chrismon e l'intitolazione regia nella parte iniziale, ἐγγράφειν senza dichiarare il nome del notaro, e la indicazione che il mese, l'anno e l'indizione sono stati scritti sopra. Perchè è a notare che l' anno in questi diplomi redatti in greco fa parte del testo, che segue specialmente il preambolo e la notificazione dell'ordine emanato di rivedere i privilegi (1). I latini talvolta cominciano col chrismon (2), sempre coll' invocazione divina verbale e l'intitolazione; in qualche caso v' è lo scriptum per manus col nome del notaro: la datazione è sempre a nome del cancelliere o in mancanza dello scrinario come negli atti della Cancelleria dell'impero; l' apprecazione
Note a pie di pagina
1 (1) Per tutti cito: TRINCHERA, Syllabus, p. 182 e segg., e il n. XXI di questa raccolta.