Textus Originalis
DELL' EPOCA NORMANNA IN SICILIA
chè fu ritagliato dopo che fu scritto, ma perchè lo scrittore non lo finì giammai. Questi dati mi paiono più che sufficienti a stabilire che tutto al più siamo di fronte ad una copia lasciata a mezzo, e non altrimenti. Il documento e, che si conserva in pergamena al Museo Civico di Catania, è una falsificazione, secondo mi scrive il Prof. Kehr; come g ed h sono senza dubbio copie malfatte della fine del sec. XIII, o principî di XIV. Ma h è stato anche trascritto nella Cancelleria siciliana ai tempi di Ludovico re, e perciò è stato ritenuto genuino dal Pirro, dal Behring, dal Travali, i quali non tennero conto dell'anomalia che si riscontra nel protocollo iniziale e nella datazione. I doc. d ed f, lettere, non destano alcun sospetto nelle formule protocollari, come dissi nella Prefazione. Il privilegio k è falso, e non giova intrattenercene a lungo. Basta leggere la strana e monca intitolazione di Arrigo VI. « Henricus sextus divina favente clemencia Romanorum Imperator semper dugustus et Rex Sicilie et principatus », non mai usata nei diplomi di quell'imperatore; e la datazione: « Anno domini millesimo centesimo nonagesimo quinto, Imperii nostri anno sexto. Regni vero Sicilie anno secundo », per giudicarlo senz'altro apocrito. Sul documento di Costanza nulla ho ad aggiungere a ciò che dissi in principio, sicchè senza tema di errare si può conchiudere: che l'esame diplomatico stabilisce che i documenti a, c, e, g, h, k, m sono falsi; b, d, f, i, l, veri. Occorre vedere se l'esame storico confermi o rigetti questi risultati. * * * L'analisi dei testi falsi và fatta con duplice intendimento: prima mettendo in confronto la redazione generale, val quanto dire l'orditura o la tela del privilegio; secondo confrontando minutamente fra loro i varî periodi dei testi falsi; onde non