Textus Originalis
PREFAZIONE
safat (Doc. XXVIII), il notaro presenzia il patto (mercato), e vi appone il segno della croce come concedente: « Presente et concedente Nicholao notario meo, qui manu sua hoc signum crucis fecit ». Gli autori chiamano talvolta carta (1), decretum donationis (2), privilegium, scriptum (3), ciò che noi nel linguaggio della moderna diplomatica diciamo più propriamente scritta. Nove scritte sono redatte da preti, sia come cappellani di taluni concedenti, sia come scribae. Non infrequentemente nelle scritte fra privati si ritrova la firma di qualche giudice, vicecomite o stratigoto, quasi a sanzionare la verità dell'atto giuridico, presenziato dai boni homines. Fra le scritte vi ha una firma rimata: è cosa rara per la Sicilia del sec. XII, e la riproduco: (4) Iudex sum testis novellus De modo gestis hiis aggregatus, Willelmus scriba vocatus; Laudo brevis testum, Quo sit procul omne molestum (5). Queste scritte erano dal giudice Guglielmo dette: brevi, ed è questo il solo ricordo che si ha di una tale denominazione nei documenti privati di Sicilia. Le carte cominciano dal 1155 Gennaio e vanno al Giugno 1194; in alcune l'autenticazione è solenne e precede le firme dei testimonî (6); talvolta non vi sono testimonî e si distingue il Tabulario dal notaro, o direi meglio scriba (7):
Note a pie di pagina
1 (1) Doc. XLI, XLIII ecc.
2 (2) Presentis pagine decretum, doc. n. V; doc. XLII.
3 (3) Doc. XXIII, XXVIII, XXXI, LV, LVII, LXX, XCII, CVIII, ecc.
4 (4) Il BRESSLAU, op. cit., I, pp. 595, 596, riferisce alcuni esempi di firme rimate; lo SCHUPFER, Man. della St. del Dir. It., 2a ed., p. 488, ne riporta una non rimata di Angelus Causidicus.
5 (5) Nel doc. del 1167 Luglio Ind. XV si legge tutta di seguito.
6 (6) Doc. n. XXX, XXXVI, LXVI, LXVIII, LXXVIII, ecc.
7 (7) Uso la denominazione antegiustinianea. Cf. SAVIGNY, Geschichte d. röm. Rechts im Mittelalter, lib. I, cap. II.