Textus Originalis

PREFAZIONE

PREFAZIONE

prima, trattando della Cancelleria Normanna nell'Italia Meridionale. È degna di nota la pergamena N. 17 del Tabulario Capitolare di Cefalù, la quale contiene, com'è scritto nel dorso a caratteri del tempo: « Constitutiones Bosonis super scannatura et aliis. 1157 ». L'anno 1157 non puossi affermare in modo assoluto: è certo che appartenendo al vescovo Bosone non può andare al di là del 1175, tempo in cui Guglielmo re confermò la nomina del vescovo di Cefalù in persona di Guidone; ma la scritta del dietro essendo coeva, m'ha fatto propendere pel 1157 (1). Le « Constitutiones Bosonis » hanno una forma giuridicamente perfetta di statuti rurali, benchè contengano pochi capitoli, e per questo costituiscono fin'ora il solo e più antico tipo per la Sicilia. Il memoratorium di Patti fatto nel 6625 dall'Abate Ambrosio e confermato nel 1133 dalla corte di Ruggiero su ricorso dei Pattesi (2), non ha una vera e propria forma di statuti rurali (3), ma di contratto bilaterale redatto in doppio originale; mentre quelli di Bosone sono veri statuti largiti dal signore del luogo, in quanto che il popolo non figura nella loro compilazione, sebbene risulti evidente che non vi rimanesse estraneo. Da questo solo punto di vista si avvicinano ad essi gli statuti conceduti dal vescovo di Catania nel 1168 (4). Nella sostanza il memoratorium di Patti e gli statuti di Cefalù e Catania differiscono. Il memoratorium regola i rapporti degli homines di Patti coll'Abate relativamente alle terre burgensatiche: in altri termini si fissano i vicendevoli accordi fra il proprietario delle terre concedute da Rug-

Note a pie di pagina

1 (1) Questo documento fu accennato dal Gregorio colla data del 1177 giugno evidentemente sbagliata; il ms. Qq. H. 7 f. 93 della Bibl. Com. molto più a proposito, assegna l'anno 1175 Luglio Ind. IX.

2 (2) GREGORIO, Consid., Lib. I, cap. V, not. 4 e 6.

3 (3) Su questo tipo di statuti cf. SCHUPFER, Man. della stor. del Diritto Ital., Roma, 1895, 2a ediz., pag. 392 e segg.

4 (4) DE GROSSIS, Cath. sacr., p. 88 e 89.