Textus Originalis
PREFAZIONE
giero nel 1097 (1) e i fittaiuoli, che costituiscono ciò che nel testo greco è detto: ὁ λαὸς λυζρικίου (2); gli statuti di Catania son dati universis hominibus Catanie, fra cui si comprendono gli homines, i burgenses e i milites et denique peregrini; quelli di Cefalù si riferiscono invece ad una sola classe di uomini, i burgenses, i quali, oltre l'industria della pastorizia e della coltivazione delle terre, esercitano i mestieri di macellai, beccai, tessitori, fornai e carbonai. L'importanza del memoratorium di Catania è grande, per conoscere lo svolgimento dei diritti dei fittaiuoli coi possessori delle terre (allo stesso modo che i patti speciali regolanti i rapporti degli enfiteuti col vescovo di Cefalù, come vedremo a suo luogo), e per stabilire quali classi formassero gli homines di una città; l'importanza degli statuti rurali di Cefalù è invece grandissima, perchè aiuta a determinare i diritti dei burgenses, che costituiscono il primo nocciuolo nella vita comunale di Sicilia. La perg. n. 60 del Tabulario di S. Maria di Valle Giosafat, conservata nell'Archivio di Stato di Palermo, ci presenta un documento regio del 1185, non in originale ma in copia coeva (3). Guglielmo rinnova un privilegio Ruggeriano, che i monaci di S. Maria di Valle Giosafat avevano perduto nel terremoto di Calabria. Quantunque trattisi di un Monastero, il Re, pria di accordarne la conferma, interroga i portulani di Messina per sapere se e come era vero ciò che asserivano quei monaci. Riguarda la franchigia dei diritti di porto, che quel Monastero godeva fin dai tempi di Ruggiero, e i portulani asseverano che nei loro conti d'entrata annuale la duana computava 120 tarì a loro discarico per quella franchigia. Or se
Note a pie di pagina
1 (1) CUSA, op. cit., p. 509.
2 (2) CUSA, p. 512.
3 (3) Cfr. Arch. St. Sic., N. S., III, 472; XXIII, 155 e 159; WINKELMANN, Acta imp. ined. I, 210, 211. Di contrario avviso: SCHEFFER-BOICHORST in Neues Arch. cit., p. 227, per la conferma dell'imperatrice Costanza.