Textus Originalis
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FR. DI P. AVOLIO, Lettere intorno agli studî del Cav. Landolina. Sirac. 1836, 8°. Un altro nobile Siracusano che si occupò di simili studî fu il Conte CES. GAETANI DELLA TORRE, i cui lavori, relativi alle antichità Siracusane, non furono stampati tutti. Alcuni si trovano pubblicati negli Opuscoli di Autori Siciliani (20 vol. Pal. 1758 e segg. 4°) vol. VI e XIX, e nella Nuova Raccolta di opuscoli di aut. sicil. (9 vol. Pal. 1788 e segg. 4°) vol. III e VII. Due altri Siracusani, Gius. Logoteta e Gius. Mar. Capodieci, scrissero e pubblicarono dissertazioni e libri complessivi sopra le antichità di Siracusa: GIUS. LOGOTETA, Gli antichi monumenti di Siracusa illustrati. Nap. 1786, 8°, Cat. 1788, 8°, e articoli nella Nuova Raccolta, vol. II, III, VI. G. M. CAPODIECI, Antichi monumenti di Siracusa. Sirac. 1816, 2 vol. 4°. Sopra altre opere di eruditi Siracusani del principio di questo secolo vedi NARBONE, Bibliografia Sicola, I, 230. Interessante è pure: IGN. PATERNÒ CASTELLO PRINCIPE DI BISCARI, Viaggio per tutte le antichità di Sicilia. Nap. 1781, 4° e ediz. poster. Venne allora il tempo in cui la Sicilia era occupata dagli Inglesi. Da un popolo tanto appassionato per gli studî classici, come lo era ed è lo Inglese, si poteva aspettare un notevole progresso nella conoscenza delle antichità Siciliane e in particolare di quelle di Siracusa. Però i libri pubblicati da Inglesi sopra la Sicilia, come frutto del loro soggiorno nell'Isola, toccano soltanto di volo la nostra materia. La descrizione della Sicilia, fatta dal capitano Inglese Smyth, e le carte dal medesimo pubblicate sono documenti preziosi piuttosto per l'isola e le sue coste in generale che per la città di Siracusa e le sue antichità in particolare, benchè anche di queste l'autore parli con buon criterio. W. H. SMYTH, Sicily and its islands. Lond. 1824, 4° con rami ed un Atlante idrografico di 32 tav. fol. gr. Intanto sappiamo che, da Inglesi che soggiornarono allora in Sicilia, furono intrapresi lavori topografici sopra Siracusa, lavori che veramente non videro la luce, ma che furono, almeno in parte, messi a profitto da altri che ebbero agio di conoscerli. Di